Quando un detersivo è davvero ecologico e biodegradabile?

Quando un detersivo è davvero ecologico e biodegradabile?

Al giorno d’oggi, in commercio, è possibile reperire un’ampia gamma di prodotti per detergere superfici o indumenti. Tuttavia, per tutelare la tua salute e quella dell’ambiente, è opportuno scegliere con attenzione e consapevolezza. Detersivi ecologici e biodegradabili sono la scelta migliore, ecco perché.

Detersivo ecologico: cosa significa?

Generalmente, i detersivi ecologici sono ideati nel pieno rispetto della persona e dell’ambiente: non sono realizzati prevalentemente da sostanze di sintesi e includono materie prime di origine naturale. Rispetto a un detersivo tradizionale, un detersivo ecologico presenta di solito alcune caratteristiche, tra le quali:

  • Tensioattivi non derivanti dal petrolio.
  • Assenza di sbiancanti ottici.
  • Conservanti di origine naturale, indicati sull’etichetta in modo trasparente.
  • Profumi di origine vegetale, abitualmente si tratta di oli essenziali.
  • Percarbonato di sodio anziché sodio perborato: svolge un’azione sbiancante, senza inquinare.

A breve dedicheremo un approfondimento ad alcuni di questi aspetti.

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Quando un prodotto non è biodegradabile?

Un materiale non è biodegradabile quando viene molto difficilmente e lentamente scomposto dall’azione dei microrganismi (solitamente funghi e batteri) per essere assorbito dal terreno; rimane per lungo tempo nell’ambiente, contribuendo all’inquinamento e causando notevoli danni a flora e fauna acquatiche e all’equilibrio degli ecosistemi.

Gli ingredienti presenti nei detersivi non sono tutti uguali. Infatti, alcuni sono ritenuti più nocivi per l’ambiente poiché scarsamente biodegradabili e dai riconosciuti effetti inquinanti o tossici. Orientativamente, prestiamo attenzione a quanto segue.

Tensioattivi 

I tensioattivi sono le sostanze che conferiscono il potere pulente al prodotto, nonché ingredienti principali dei detersivi. Sono composti organici costituiti da una parte idrofila che si lega all’acqua e una parte lipofila in grado di legarsi allo sporco organico, rendendolo solubile. Inoltre, consentono all’acqua di penetrare più facilmente nelle trame dei tessuti e di aumentare il potere detergente.

Diversi detergenti ecologici includono la presenza di “tensioattivi di origine vegetale“: possono essere etossilati o non etossilati.

Tensioattivi etossilati

L’etossilazione associa alla molecola originale vegetale una parte di derivazione petrolchimica da fonti non rinnovabili. Per riconoscerle, è sufficiente leggere bene l’INCI, cioè l’elenco degli ingredienti riportati in etichetta. Ecco cosa osservare:

  • La definizione “etossilati” o “etere“(come per esempio Alcoli Grassi Etossilati).
  • Il nome della molecola include il suffisso “th”, come ad esempio Sodium Laureth Sulfate (SLES) oppure Sodium Coceth/Mireth/ Pareth Sulfate.
  • Numero dispari di atomi di carbonio (ad esempio Sodium CI 1-15 Pareth-7 Carboxilate).

Tensioattivi non etossilati

I tensioattivi non etossilati sono preferibili. Non hanno alcuna parte petrolchimica e si riconoscono così:

  • Contengono il suffisso “-yl”, come ad esempio Sodium Cocoyl Isethionate, o “-ato”, ad esempio Cocoato di Potassio (Potassium Cocoate).
  • Hanno un numero pari di atomi di carbonio, per esempio Sodium CI2-CI6 Sulfate.

Coloranti e profumazioni sintetiche

Coloranti e profumi sintetici servono solo a migliorare l’aspetto “estetico” e l’odore del detersivo, ma non sono utili a potenziare l’efficacia del prodotto. In compenso, sono scarsamente biodegradabili, potrebbero contenere sostanze potenzialmente allergizzanti e dannose per l’ambiente.

Il detersivo ecologico esclude sia i coloranti sia i profumi chimici, per evitare eventuali reazioni allergiche. Sono invece previsti profumi naturali, derivati dagli oli essenziali.

Sbiancanti ottici 

Sono sostanze impiegate in molti detersivi tradizionali per ottenere un bucato più bianco e brillante, ma hanno alcune controindicazioni. Anzitutto, l’aggettivo “ottici”, fa riferimento a un mero effetto visivo (per l’appunto, ottico): in realtà l’ingiallimento dei tessuti viene solo camuffato. Poiché non tutti i tessuti possono essere sbiancati con i normali candeggianti, nei detersivi in polvere sono spesso aggiunti gli sbiancanti ottici.

Come funzionano? Quando la luce colpisce un tessuto, noi percepiamo la radiazione visibile riflessa verso il nostro sguardo, senza vedere, invece, la parte composta dai raggi UV, che sono invisibili. Gli sbiancanti ottici modificano la lunghezza d’onda dei raggi UV, rendendoli visibili.

I capi così ricoperti risultano più brillanti con un riflesso azzurrato: in questo modo, lo strato di sbiancante che si deposita sulle fibre dei tessuti nasconde le macchie, che spesso riemergono dopo alcuni lavaggi. Gli sbiancanti ottici si degradano scarsamente e molto lentamente, oltre a essere potenzialmente nocivi per gli organismi acquatici.

Molti detersivi ecologici impiegano come sbiancante il percarbonato di sodio (da non confondere con il sodio perborato), un sale cristallino totalmente biodegradabile, in formula bilanciata con sequestranti ecocompatibili.

Complessanti 

I complessanti svolgono le funzioni di addolcire l’acqua, rafforzare il potere dei tensioattivi, migliorare la rimozione dello sporco e contribuiscono a evitare che lo sporco eliminato si depositi nuovamente sulla biancheria.

Tuttavia, sostanze come Zeoliti, NTA, Policarbossilati, Poliacrilati, Tiourea spesso presenti nei detersivi tradizionali sono responsabili delle incrostazioni di tubature e condutture e dell’intasamento di scarichi e fosse biologiche. Inoltre, Zeoliti e Poliacrilati non sono solubili in acqua. Invece, l’EDTA (Acido Diammino Tetracetico Sale Sodico) non è biodegradabile.

Molti detersivi ecologici offrono alternative più ecologiche, preferendo l’impiego dei Fosfonati, fotodegradabili e non di origine petrolchimica, e le Silici lamellari, totalmente idrosolubili.

Sapone o detersivo, quale differenza?

Hai dubbi sulla differenza tra saponi e detersivi? Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Fino agli anni ’50, la pulizia generale e il bucato erano quasi interamente praticati per mezzo dei cosiddetti “saponi classici”: generalmente, il sapone è un sale di sodio o di potassio.

In seguito, hanno preso piede sul mercato i cosiddetti “saponi sintetici”, cioè detergenti a base di sostanze petrolchimiche, con una struttura molecolare simile a quella dei saponi; si sono presto sostituiti ai saponi classici, utilizzati prevalentemente per l’igiene personale. I saponi sintetici sono commercializzati col nome di “detersivi”, formulati con sostanze di sintesi dall’effetto lavante e pulente.

Tuttavia, ciò ha determinato alcuni problemi: i detersivi tradizionali non sono rapidamente degradati dall’azione microbica naturale, per via della catena ramificata della loro molecola. Di conseguenza, può verificarsi un inquinamento delle acque in cui sono immessi gli scarichi urbani.

Quando un detersivo è biodegradabile?

Ti capita di chiederti quando un sapone è biodegradabile o quando un detersivo è biodegradabile? Un prodotto si definisce “biodegradabile” quando è in grado di scomporsi nei suoi elementi chimici più semplici tramite l’azione combinata di agenti biologici, quali microrganismi e agenti naturali (pioggia, terra). Col trascorrere del tempo, le sostanze si biodegradano e diventano nutrienti per il terreno.

Perciò possiamo affermare che un prodotto è biodegradabile quando, a contatto con agenti naturali, viene degradato in una sostanza innocua per l’ambiente.

Questo processo è influenzato da svariati fattori, tra i quali le condizioni di esposizione e le caratteristiche del detersivo stesso (composizione molecolare, miscele, additivi, gruppi funzionali). Ciò che fa la differenza è la rapidità con la quale avviene il processo di degradazione. Per esempio, sostanze come alcuni polimeri possono impiegare un tempo compreso tra decine e centinaia di anni.*

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Come inquina il detersivo: alcune possibili conseguenze 

Vuoi sapere come inquina il sapone sintetico o detersivo? Per essere efficaci, i detersivi contengono tensioattivi, come abbiamo visto; alcuni di questi sono di origine petrolchimica e hanno un notevole impatto inquinante.

Oltre ai tensioattivi, altre sostanze di sintesi contenute nei detersivi possono rappresentare un problema per il Pianeta. Infatti, gli scarti industriali generati in fase produttiva possono penetrare nei terreni, fino alle falde, inquinando fiumi e mari e causando problemi a flora e fauna. Inoltre, l’inquinamento deriva anche dall’impiego domestico di detersivi scarsamente biodegradabili, non adeguatamente filtrati da impianti di depurazione dei reflui.

L’immissione eccessiva nell’ambiente di alcune sostanze adiuvanti sintetiche (sostanze utilizzate per migliorare le prestazioni dei detersivi) potrebbe causare eutrofizzazione (una crescita eccessiva di alghe che assorbono tutto l’ossigeno disciolto nell’acqua, a danno di altri organismi, quali pesci e invertebrati).**

In linea di massima, esistono due strade per evitare l’impiego di detersivi chimici:

In quale percentuale dovrebbero essere biodegradabili i detergenti sintetici?

In Italia le norme sulla biodegradabilità di un detergente riguardano i tensioattivi, cioè le sostanze che conferiscono il potere pulente a un prodotto. Con ”detergente” si indica qualunque sostanza o preparato che contenga saponi e/o altri tensioattivi con attività di lavaggio e pulizia.

La normativa in vigore nel nostro Paese fa riferimento al regolamento europeo (CE) n. 907/2006, che dice che la biodegradabilità dei tensioattivi nei detergenti si considera soddisfacente se il livello di biodegradabilità (mineralizzazione), misurato in base a una determinata prova, è almeno del 60 % entro un termine di 28 giorni.

In definitiva è sufficiente che i soli tensioattivi raggiungano almeno il 60% per dichiarare “biodegradabile” in etichetta. Ciò vuol dire che tutti gli altri ingredienti della formula (profumi, coloranti, conservanti, addensanti, anti ridepositanti, ecc.) possono non essere biodegradabili, cosa non facile da comprendere per un consumatore poco attento.

Quindi, è bene non confondere “biodegradabile” con “ecologico” e diffidare dai casi in cui la parola “biodegradabile” viene utilizzata in modo improprio (ad esempio “biodegradabile al 100%”), anche perché il metodo di definizione della biodegradabilità consente una tolleranza del +/- 10%. Invece, è ammessa dalla normativa OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) l’affermazione “facilmente, rapidamente e completamente biodegradabile”, che indica una biodegradabilità testata superiore a quanto indicato dalla normativa europea.

Come riconoscere i detersivi davvero ecologici?

Ecco un paio aspetti fondamentali di cui tenere conto:

Materie prime e processi di produzione

Un prodotto ecologico è realizzato da materie prime che non provocano danni all’ambiente, attraverso processi poco inquinanti, che generino la più ridotta quantità possibile di gas serra, responsabile del riscaldamento globale.

Per sincerarsi che le materie prime impiegate e i processi di produzione siano davvero sostenibili, è sufficiente leggere bene l’etichetta: il prodotto dovrebbe essere realizzato con ingredienti di origine vegetale, meglio se biologici e certificati. Meglio evitare, quindi, tutti gli ingredienti discutibili che abbiamo elencato e dei quali abbiamo parlato sopra.

Imballaggi sostenibili 

Un prodotto è davvero ecologico quando, dopo l’acquisto, genera scarso rifiuto. Sono ecologici tutti i prodotti con imballaggi in carta, plastica riciclata, in bioplastica vegetale 100% riciclabile. Inoltre, se progettati in ecodesign, i prodotti riducono il volume trasportato, abbassando notevolmente l’inquinamento determinato dal loro trasporto.

Oltre ai due criteri indispensabili di cui abbiamo appena parlato, alcuni prodotti ecologici possono avere una tra le certificazioni che garantiscono la sostenibilità dei processi produttivi e l’utilizzo di materie prime amiche del Pianeta (ad esempio la certificazione ICEA).

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Detersivi ecologici per pulizie di casa e bucato

La casa è l’ambiente che frequentiamo più spesso e viviamo di più, spesso in condivisione con altre persone o animali. Proprio per queste ragioni, è importante prestare attenzione ai prodotti che scegliamo per la pulizia della casa e per il lavaggio dei vestiti. Che cosa utilizzare?

Un’ottima idea è scegliere prodotti naturali per la casa e detersivi ecologici per il bucato, tutelando così la salute e l’ambiente. Noi di Officina Naturae ti proponiamo i prodotti naturali delle nostre due linee Solara e Officina Naturae.

Puoi scegliere la linea Officina Naturae o Solara per i tuoi lavaggi

Tutti i prodotti hanno formule vegane e sostenibili, con ingredienti di origine vegetale o minerale, sicuri per salute e ambiente e disponibili anche senza profumazioni, onde evitare possibili reazioni allergiche.

Inoltre, i flaconi da 1 litro e le taniche dei detergenti per la casa Solara sono realizzati in 100% Bioplastica di origine vegetale e 100% riciclabile, e progettati in ecodesign per ridurre sensibilmente i volumi e abbassare l’inquinamento delle emissioni di gas dei trasporti.

La linea Officina Naturae è la nostra prima linea di prodotti detergenti per casa e bucato e utilizza l’olio di Cocco come fonte primaria per ottenere gli ingredienti più importanti come i tensioattivi. I detergenti della linea sono concentrati, ecologici, sani e sicuri per salute e ambiente.

La linea Solara è la prima linea di detergenti ecobio e a km 0. Infatti, i prodotti Solara sono formulati utilizzando anche oli vegetali italiani, come per esempio l’olio di Brassica e l’olio di Oliva, per una catena produttiva da filiera corta e con un basso impatto ambientale. L’elevata concentrazione e il basso dosaggio dei prodotti Solara ti consentiranno di pulire bene risparmiando, e ottenere risultati efficaci secondo le tue aspettative.

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